Ogni anno, il 25 novembre, il mondo si tinge di rosso. Scarpe rosse, panchine rosse, luci e manifesti ricordano le vittime di femminicidio e di violenza di genere.
Ma dietro i simboli resta la domanda più difficile: perché accade ancora?
Perché, nonostante le leggi, le campagne, l’impegno di tanti, la violenza contro le donne continua a riemergere, radicata, quotidiana, silenziosa?
A questa domanda cerca di dare voce il libro Divieti e dissuasioni di Renata Borgato, psicologa, formatrice e autrice di lunga esperienza. Il volume non è un saggio teorico, ma un percorso di riflessione che intreccia psicologia, cultura e storia, mostrando come la violenza contro le donne non nasca all’improvviso: è il frutto di un sistema di divieti e dissuasioni che da secoli limitano la libertà femminile.
Parlare di violenza sulle donne significa, troppo spesso, limitarsi agli episodi estremi.
Ma Renata Borgato ci invita ad allargare lo sguardo: la violenza che c'è nelle parole, nei silenzi, nei modelli educativi, nelle aspettative sociali.
Il titolo Divieti e dissuasioni racconta proprio questo: i mille modi, spesso sottili, in cui la società ha “insegnato” alle donne a essere meno libere.
Ci sono i divieti espliciti (non studiare, non lavorare, non scegliere) che in parte la storia ha superato.
E poi ci sono le dissuasioni, molto più insidiose: quelle voci che sussurrano “non conviene”, “non è adatto a te”, “non esagerare”, “non essere troppo ambiziosa”.
Sono queste dissuasioni, interiorizzate e tramandate, a mantenere vive le disuguaglianze e a creare il terreno fertile su cui la violenza germoglia.
Uno dei meriti del libro di Borgato è quello di spostare l’attenzione dal gesto violento alla cultura che lo rende possibile.
In ogni epoca, ricorda l’autrice, la società ha costruito un modello di femminilità funzionale all’ordine patriarcale: la donna “buona” è quella che si adatta, che cura, che non disturba.
Chi esce da questi schemi viene giudicata, isolata, ridicolizzata o punita.
La violenza fisica, allora, è solo la punta dell’iceberg. Sotto la superficie c’è un intero universo di micro-violazioni quotidiane: lo stereotipo, l’interruzione della parola, la battuta sessista, la svalutazione del lavoro femminile, la responsabilizzazione della vittima.
Borgato analizza questi meccanismi con lucidità, mostrando come il controllo maschile non si esprima solo con la forza, ma anche con la narrazione: chi racconta la realtà, chi decide cosa è “normale”, esercita potere.
Per questo, cambiare la cultura attraverso l’educazione, il linguaggio, la rappresentazione diventa la forma più profonda di prevenzione.
La Giornata del 25 novembre non è solo memoria: è anche responsabilità.
E la responsabilità più grande, sottolinea Borgato, è educare alla parità.
Non basta dire ai bambini che “la violenza è sbagliata”. Occorre insegnare loro a riconoscere le differenze, a rispettarle, a condividere spazi e decisioni in modo paritario.
Il libro insiste su un punto fondamentale: la violenza di genere non si combatte solo con la repressione, ma con la prevenzione culturale.
Questo significa lavorare nelle scuole, nei media, nelle famiglie, per cambiare la narrazione dei ruoli di genere e per dare alle nuove generazioni strumenti di consapevolezza emotiva e comunicativa.
Viviamo in una società in transizione: le donne hanno conquistato spazi di libertà e potere, ma la cultura non ha ancora elaborato davvero questa trasformazione.
Il risultato è una tensione continua, un disequilibrio che può sfociare nella rabbia, nel controllo, nella sopraffazione.
Il messaggio del libro, tuttavia, non è pessimista.
Renata Borgato crede nella possibilità del cambiamento: la libertà si costruisce con la consapevolezza, e ogni passo avanti, anche piccolo, contribuisce a rompere il silenzio che protegge la violenza.
Istituita dalle Nazioni Unite nel 1999, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ricorda le sorelle Mirabal, attiviste politiche uccise nella Repubblica Dominicana nel 1960.
Ma, come ci ricorda Divieti e dissuasioni, questa giornata non appartiene solo alla memoria storica: è una giornata di pensiero critico e responsabilità collettiva.
Ogni anno, i numeri continuano a essere drammatici.
Eppure, ogni anno, cresce anche la consapevolezza: associazioni, scuole, centri antiviolenza, uomini e donne che scelgono di parlare, di intervenire, di educare.
È questo il vero segno del cambiamento: la violenza non è più invisibile.
Divieti e dissuasioni non offre risposte semplici, ma una direzione chiara: la libertà femminile è ancora un cammino.
Un cammino che passa attraverso la cultura, la parola, l’educazione.
Ogni donna che si riconosce, ogni uomo che si mette in discussione, ogni scuola che parla di parità, ogni lettore che si ferma a riflettere contribuiscono a spezzare un anello della catena.
